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venerdì 26 novembre 2010

Inter, con i vecchi è una nuova squadra.

Santon, 19; Biabiany, 22; Biraghi, 18; Nwanko, 19; Crisetig, 17; Natalino, 18. Centotredici – 113 – anni in sei. C’erano loro, a disposizione di Benitez mercoledì contro il Twente. Detta così, l’Inter che più giovane non si può (e quattro sono italiani) sembrerebbe avere un luminoso avvenire.Eppure, fra promesse più o meno mantenute, esordienti (Biraghi, quello del magnifico gol in estate al City in amichevole) e semi-sconosciuti, la nuova Inter sta a galla grazie ai “vecchi”. Classica controtendenza all’italiana, quando invece gli imprescindibili (da tempo) delle corazzate di riferimento come Real e Barça sono (per citarne alcuni) i freschi Cristiano Ronaldo (25), Di Maria (23), Higuain (23), Messi (23), Pedro (23), Piqué (23). I sempreverdi nerazzurri. Totem che salvano la baracca, salvano Benitez, disinnescano (per il momento) Massimo Moratti. Ma soprattutto salvano la faccia. Perché ponendo come vero il fatto che nessuno giochi contro Rafa e che anzi mercoledì «abbiamo vinto anche per lui», certifica il capitano, la vecchia guardia ha vinto soprattutto per se stessa. Perché mettere al sicuro la qualificazione era fondamentale, ritrovare l’au – tostima e la consapevolezza di non essere tri-campioni per caso ancora di più. È la scia lunga del biennio Mourinho. Cambiassoche s’incazza ancora con i colleghi di Mediaset, scappando dai microfoni alla domanda «perché non avete abbracciato Benitez?», è solo un altro segnale di orgoglio: «Noi festeggiamo i gol sempre così», ha spiegato el Cuchu. Quanto pesa quel noi. Noi, all’Inter dai tempi delle pernacchie fino alla gloria del Triplete, noi fedelissimi di Josè che ora ci rimbocchiamo le maniche. O si fa l’Inter o si muore. E allora ecco che Materazzi si libera delle tossine post derby, Cordoba sta in campo nonostante i crampi, Stankovic chiude dolorante, Zanetti nonsisapiùcomefaccia, Cambiasso la butta dentro e tanti saluti. Reset. Si riparte da qui, antipasto per quell’Inter-Parma di domenica a pranzo. Dove i destini di Benitez torneranno plumbei, ma tre giorni di tregua sono benedetti. Soprattutto perché all’orizzon – te si cominciano a rivedere giocatori e gennaio si avvicina. Julio Cesar e Mariga dovrebbero essere a posto, Maicon quasi, Milito lavora sodo per presentarsi finalmente daPrincipe al Mondialeperclube per il campionato (grazie Eto’o…). E poi c’è il mercato, riparatore e risolutore del nodo infortuni. La trattativa col Genoa per Ranocchia (possibile inserimento di Mariga come contropartita) sta per decollare, ma si parla di altri possibili arrivi: Inler, Sanchez, Asamoah (Udinese), Maresca (svincolato). Nomiche non“scaldano”, ma Moratti, dopo la siesta estiva, potrebbe intervenire pesantemente. Intanto il patronribadisce che «Benitez non lo mettevo in discussione prima, tantomeno oggi. Ma ora voglio punti anche in campionato ». Godiamoci la tregua.

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