"Abbiamo una testa, un cervello, due braccia. Come il resto del mondo. Ed al mondo intero abbiamo dimostrato che l'Africa va presa sul serio". Trasudano orgoglio le parole del tecnico del Mazembe, Lamine Ndiaye, la quadra congolese a sorpresa finalista del Mondiale per Club, che sabato contenderà all'Inter. "Il calcio africano ha fatto grandi progressi - aggiunge - ed otterrà risultati importanti in un futuro non molto lontano". Ma come è arrivato così in alto questo club? Un presidente-governatore-miliardario, Moise Katumbi, una versione africana di Silvio Berlusconi e ottime politiche di gestione sportiva: è la semplice ma efficace ricetta che ha permesso al club congolese del Tp (Tout Puissant che sta per onnipotente) Mazembe ('i corvì in swaili) di diventare la prima squadra africana nella storia del trofeo a giocare la finale del Mondiale per Club. Katumbi, 45 anni, figlio di un ebreo sefardita che fuggì dall'Europa nazista e di una congolese, fece fortuna nel settore dei trasporti, poi nelle miniere del Katanga (cobalto e rame) prima di entrare trionfalmente nel governo di questa provincia del Congo, nel 2007. Ha investito molto nel Mazembe, di cui è presidente dalla fine degli anni 90 e aveva promesso di rimanere nella Caf Champions League. Ha vinto il campionato 2 volte (2009 e 2010) dando lustro alla formazione dei bianconeri e ripetendo le gesta dei suoi predecessori nel 1967 e 1968. Adesso, incredibile ma vero è a un passo dal riuscire in un clamoroso colpo: vincere il campionato del mondo per club. La politica sportiva è di quelle 'pesanti': versa i migliori ingaggi del continente (16.000 euro per mese alle stelle, più generosi bonus), circostanza non scontata per le squadre africane. Il posto in finale ad Abu Dhabi dimostra come il progetto di non vendere i giocatori migliori sia vincente: meglio essere le stelle di una grande squadra africana piuttosto che gli ultimi arrivati in piccole squadre europee. Animatore della compagine è Mputu, sospeso un anno dalla Fifa per aver aggredito un arbitro. In sua assenza trovano spazio Dato Singuluma, capocannoniere dell'African Nations Championship, e il congolese Kaluyituka Dioko, autore del secondo gol contro l'Internacional di Porto Alegre. Gli altri pezzi da Novanta sono: il portiere Robert Muteba Kidiaba (34 anni), che ha giocato la partita della vita contro i brasiliani, il mediano del Camerun, Narciso Ekanga e il capitano Pamphile Mihayo. L'allenatore Ndiaye, che è arrivato lo scorso settembre, ha aggiunto il tocco finale: ha motivato e caricato la squadra, trasformando semplici giocatori in autentici guerrieri.


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