L'ultima coppa, quando si chiamava Intercontinentale, è in bianco e nero. I nerazzurri del presidente Angelo Moratti, dopo il trionfo del 1964 contro l’Independiente, replicarono l'anno dopo ancora contro gli argentini
grande inter — E’ la grande Inter, quella di Moratti padre, quella della formazione diventata un "mantra" per molti interisti: Sarti, Burgnich, Facchetti eccetera eccetera. In due anni quella squadra fa bis, portando per la prima volta in Italia il trofeo mondiale. Allora non si gioca in mete esotiche, ma con partite di andata e ritorno: una in casa degli europei, una in una bolgia in uno stadio sudamericano. In tutte e due le occasioni la squadra di Herrera affronta l’Independiente. Nel 1964 all’andata in Argentina ci scappa un gol fantasma per i padroni di casa, una sassaiola verso il bus interista, una sconfitta 2-0 che viste le condizioni è quasi un’impresa. Al ritorno a Milano Mazzola e Corso pareggiano il risultato, il regolamento prevede una bella in campo neutro, ma nel continente dove si è giocato il ritorno. Viene scelto il Bernabeu: piove ed è una battaglia: servono i supplementari prima che Corso pescato in area stoppi di petto e infili la porta: 1-0 e primo trionfo.
- Il gol di Peirò nella finale d'andata del 1965.
il bis — L’anno dopo il bis: stavolta non servono spareggi, perché l’Inter mette in chiaro le cose all’andata. Finisce 3-0 con rete di Peirò e doppietta di Mazzola. Al ritorno ad Avellaneda è il solito caos, con pioggia di sassi e biglie di vetro persino in campo. ma la squadra di Herrera resiste, chiude 0-0 e porta a casa la seconda coppa. L’ultima, almeno fino ad oggi. Massimo Moratti, allora un ragazzo, dice di serbare il ricordo migliore per la prima. Questa invece la formazione dell’ultima gara del 1965, quella in cui i nerazzurri hanno sollevato per l’ultima volta la coppa: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez, Corso.


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