Questione di tempo. Quello della Juve è scaduto, quello di Luciano Moggi quasi. Le svolte di Calciopoli presentano nuove scadenze con la Federcalcio nel ruolo di arbitro o garante, oggi troppo silenziosa. La Juve è sul punto di perdere la pazienza, nessuna azione urlata o clamorosa, ma, a più di sette mesi dall'esposto presentato in Figc per la revoca dello scudetto 2005/06 all'Inter, la dirigenza bianconera chiede risposte. Il presidente juventino Andrea Agnelli lo ha detto chiaramente durante la cena di Natale con i deputati bianconeri («Calciopoli? Un procedimento ridicolo. Non sarebbe male se ci fosse un'accelerata sul nostro ricorso...»), un incontro che è servito anche per una riflessione più approfondita consegnata dal numero uno della Juve ai parlamentari lontano dai flash.
Per Agnelli e i legali bianconeri c'è un aspetto di tutta la vicenda che dà il senso di una disparità di trattamento, ad oggi, difficile da accettare. Come mai, nell'estate del 2006, una società (la Juve) fu mandato in B e privata di parte della sua storia e del suo patrimonio scrivendo le due sentenze della giustizia sportiva nel giro di meno di due settimane e a meno di 90 giorni dall'esplosione dello scandalo mai visto (primo grado 14 luglio, secondo 25 luglio)? Una volta presentato l'esposto il 10 maggio scorso, la Juve si aspettava di avere un segnale concreto dalla Procura Federale entro i primi giorni di dicembre. Il presidente dello Juventus Club Parlamento, Maurizio Paniz, e gli altri tifosi onorevoli hanno, così, raccolto, lo stato d'animo di un Agnelli particolarmente infastidito dal silenzio degli organi federali.
La tesi juventina è chiara: dall'aprile scorso è, ormai, evidente a tutti come l'Inter, il suo ex numero uno Giacinto Facchetti, ma anche Massimo Moratti, siano stati strattonati pesantemente dentro Calciopoli. Un'evidenza costruita attorno a decine di intercettazioni inedite e già trascritte dal perito del tribunale di Napoli e, quindi, non più di parte, ma «certificate». Materiale che, di per sè, è sufficiente, secondo i legali bianconeri, perché il pm del calcio Palazzi fornisca al Consiglio federale gli strumenti per agire. La Juve non accetta l'idea della doppia velocità, rifiuto già manifestato anche al presidente della Figc, Giancarlo Abete. E, dietro all'ultimo strappo di 48 ore, diventa ancora più chiara quella che è la strategia bianconera: se, dal processo di Napoli, dovessero uscire sentenze di un certo tipo, la Juve si attiverebbe per rivedere i processi sportivi.
Agnelli gioca all'attacco, Moratti ascolta e frena perplesso. «Non so dove Andrea (Agnelli, ndr) voglia arrivare. Io - così il patron nerazzurro da Abu Dhabi - ho un'idea leggermente diversa anche se non conosco la loro...». Un'idea, invece, comincia ad avercela Luciano Moggi. Il 2011 oltre ad essere l'anno della possibile revoca dello scudetto all'Inter, potrebbe essere la stagione che restituirà l'ex direttore generale della Juve al calcio. La strada della giustizia sportiva per big Luciano appare in discesa: a maggio o luglio (la questione è ancora aperta) scadranno i 5 anni di squalifica e se, nel frattempo, la proposta di radiazione non sarà trasformata in notifica, cadranno tutti gli impedimenti. La questione della possibile radiazione di Moggi è tuttora senza soluzione.
Due sono stati i pareri chiesti dal presidente della Figc alla Corte di Giustizia perché l'entrata in vigore del nuovo codice di giustizia sportiva aveva creato un vuoto normativo su chi dovesse in concreto prendere l'iniziativa. Spetta al presidente federale sentito il Consiglio, in sintesi i passaggi della Corte. Risultato? Dal 4 agosto ad oggi tre Consigli federali non hanno preso alcuna decisione. «Non è più tesserato, come si fa a parlare di radiazione. E, comunque, saremmo pronti ad azioni legali», così la difesa di Moggi. Martedì prossimo c'è in programma una nuova riunione del governo del calcio. Forte è l'imbarazzo, l'estate 2011 è sempre più vicina. «La voglia non mi è passata, anzi. Io al Palermo? Per adesso - così Moggi - non posso accettare niente».
Per Agnelli e i legali bianconeri c'è un aspetto di tutta la vicenda che dà il senso di una disparità di trattamento, ad oggi, difficile da accettare. Come mai, nell'estate del 2006, una società (la Juve) fu mandato in B e privata di parte della sua storia e del suo patrimonio scrivendo le due sentenze della giustizia sportiva nel giro di meno di due settimane e a meno di 90 giorni dall'esplosione dello scandalo mai visto (primo grado 14 luglio, secondo 25 luglio)? Una volta presentato l'esposto il 10 maggio scorso, la Juve si aspettava di avere un segnale concreto dalla Procura Federale entro i primi giorni di dicembre. Il presidente dello Juventus Club Parlamento, Maurizio Paniz, e gli altri tifosi onorevoli hanno, così, raccolto, lo stato d'animo di un Agnelli particolarmente infastidito dal silenzio degli organi federali.
La tesi juventina è chiara: dall'aprile scorso è, ormai, evidente a tutti come l'Inter, il suo ex numero uno Giacinto Facchetti, ma anche Massimo Moratti, siano stati strattonati pesantemente dentro Calciopoli. Un'evidenza costruita attorno a decine di intercettazioni inedite e già trascritte dal perito del tribunale di Napoli e, quindi, non più di parte, ma «certificate». Materiale che, di per sè, è sufficiente, secondo i legali bianconeri, perché il pm del calcio Palazzi fornisca al Consiglio federale gli strumenti per agire. La Juve non accetta l'idea della doppia velocità, rifiuto già manifestato anche al presidente della Figc, Giancarlo Abete. E, dietro all'ultimo strappo di 48 ore, diventa ancora più chiara quella che è la strategia bianconera: se, dal processo di Napoli, dovessero uscire sentenze di un certo tipo, la Juve si attiverebbe per rivedere i processi sportivi.
Agnelli gioca all'attacco, Moratti ascolta e frena perplesso. «Non so dove Andrea (Agnelli, ndr) voglia arrivare. Io - così il patron nerazzurro da Abu Dhabi - ho un'idea leggermente diversa anche se non conosco la loro...». Un'idea, invece, comincia ad avercela Luciano Moggi. Il 2011 oltre ad essere l'anno della possibile revoca dello scudetto all'Inter, potrebbe essere la stagione che restituirà l'ex direttore generale della Juve al calcio. La strada della giustizia sportiva per big Luciano appare in discesa: a maggio o luglio (la questione è ancora aperta) scadranno i 5 anni di squalifica e se, nel frattempo, la proposta di radiazione non sarà trasformata in notifica, cadranno tutti gli impedimenti. La questione della possibile radiazione di Moggi è tuttora senza soluzione.
Due sono stati i pareri chiesti dal presidente della Figc alla Corte di Giustizia perché l'entrata in vigore del nuovo codice di giustizia sportiva aveva creato un vuoto normativo su chi dovesse in concreto prendere l'iniziativa. Spetta al presidente federale sentito il Consiglio, in sintesi i passaggi della Corte. Risultato? Dal 4 agosto ad oggi tre Consigli federali non hanno preso alcuna decisione. «Non è più tesserato, come si fa a parlare di radiazione. E, comunque, saremmo pronti ad azioni legali», così la difesa di Moggi. Martedì prossimo c'è in programma una nuova riunione del governo del calcio. Forte è l'imbarazzo, l'estate 2011 è sempre più vicina. «La voglia non mi è passata, anzi. Io al Palermo? Per adesso - così Moggi - non posso accettare niente».


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