Da settimane, noi tifosi discutiamo su chi siano i responsabili di questa assurda ed inattesa involuzione. Senza pretesa di una risposta definitiva, ho stilato una lista dei possibili “colpevoli”, non in ordine di importanza ma, per così dire, “cronologico”. Il sospetto è che, comunque, non ci sia un solo responsabile, ma che siamo in presenza di un’associazione a delinquere. Per ora, nessuno è stato condannato, ma la giuria è riunita e presto o tardi emetterà un verdetto.
Colpevole n. 1: José Mourinho. Qui so di far alzare più di un sopracciglio: ma se non c’è più? Appunto. Per due anni José ha trasmesso, nelle parole e nei fatti, un messaggio forte e chiaro: “Il DNA dell’Inter – combattività, tenacia, schiettezza e un po’ di strafottenza (mica siam bauscia per niente) – è il mio DNA, quindi io e l’Inter siamo una cosa sola”. Logico, quindi, che i nostri trionfi fossero i suoi trionfi, e che la sua partenza improvvisa abbia fatto passare immediatamente il messaggio opposto: “Senza Mourinho, l’Inter dei trionfi non esiste più”. La sua colpa è di essersene andato senza preparare la squadra e l’ambiente alla sua assenza, senza dire: “Vi ho fatto diventare grandi e continuerete ad esserlo dopo di me”.
Colpevole n. 2: la dirigenza, dal Presidente in giù. Si è lasciata sorprendere dalla partenza di Mou senza aver preparato un piano B. La ricerca disperata e confusa di un sostituto lo dimostra. Logico che Mourinho non avesse preparato un progetto di rafforzamento per la nuova stagione; meno logico che la società non sia corsa ai ripari prima. La non-campagna acquisti che ne è seguita è stata la conseguenza: trattative intavolate tardi, perché non si sapeva chi fosse il nuovo mister e se avrebbe gradito; incertezza sui ruoli da coprire, perché nessuno aveva fatto la lista degli incedibili; e via di questo passo. Alla fine, sconcertati e annichiliti dai colpi di mercato delle avversarie, si sono inventati che la squadra non necessitava di rinforzi perché era già forte così. La realtà è che non hanno mai avuto un piano di mercato condiviso e che sono stati beffati dalle circostanze.
Colpevole n. 3: Rafa Benitez. Arrivava in un ambiente orfano dell’artefice del più grande successo degli ultimi 45 anni, e invece di lodare chi lo aveva preceduto e rincuorare i giocatori convincendoli che si poteva continuare sulla buona strada, cosa fa? Spara a zero su Mourinho, dichiara che la squadra gioca male e che lui la stravolgerà per dare spettacolo. Alle prime difficoltà, butta la colpa sul Mondiale (che sembra pesare solo sui giocatori dell’Inter, visto che gli altri protagonisti continuano a giocare ai loro livelli abituali) e su Mou che ha spremuto i giocatori (eh già, José non doveva permettersi di tenerli sulla corda fino a maggio per vincere il “triplete”, doveva mollare prima, che diamine!), senza mai un’ammissione di errore. Non ha ancora capito le difficoltà del campionato italiano, al contrario del suo predecessore, e non ha alcun ascendente sull’ambiente. Cerca scuse e non si prende responsabilità, logico che la squadra non lo ami e non lo segua. Come sono lontani i tempi degli abbracci a Mou dopo ogni gol!
Colpevole n. 4: i giocatori. Non credo siano appagati, a nessuno fa piacere trovarsi in questa situazione. Mi sembrano piuttosto totalmente indisposti verso lo staff tecnico, di cui non hanno fiducia né rispetto, e incapaci di produrre un qualunque cambiamento, nella speranza che la ruota giri per chissà quale intervento divino. Sicuramente sono spaventati dall’accanirsi della sfortuna: gli infortuni, i pali che non si contano più, i rimpalli sempre a vantaggio degli avversari. Ma la fortuna ce la si costruisce con la determinazione, è una lezione che dovrebbero aver imparato l’anno scorso. Le giustificazioni di questi giorni (“avevamo la testa al Mondiale”) sono patetiche, il guaio è che vengono avallate dall’allenatore, aggravando la situazione.
Nessun condannato, dicevo, e magari tra dieci giorni la vittoria al Mondiale porterà con sé un’amnistia generale. Voglio sperarlo, anche se ho l’impressione che la resurrezione dell’Inter a Dubai sarebbe quasi miracolosa come quella di Lazzaro a Betania. La sensazione è che, comunque vada, a gennaio si volterà pagina. Benitez ha ragione su una cosa: il Mondiale non sarà decisivo per il suo destino all’Inter. Ci siamo capiti?".


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