Rafa Benitez non è più l'allenatore dell'Inter. Un comunicato, freddo e distaccato nonostante i complimenti reciproci, è apparso sul sito ufficiale della società nerazzurra proprio per sancire la risoluzione consensuale tra il tecnico iberico e il club meneghino. Troppo gentile, Rafa, per sopravvivere a un dopo Mourinho comunque pieno di successi: nella storia del calcio è probabilmente il tecnico che è durato di meno su una panchina ma che ha portato a casa ben due titoli di primissima fascia, tra la supercoppa italiana con la Roma e il mondiale per club contro i congolesi del Mazembe.
Tutto si può imputare a Benitez: figuracce in Champions come quella a Brema - a qualificazione già avvenuta - o a Londra con il Tottenham, sconfitte in campionato restando in balia per ampi tratti del match (Chievo e Lazio insegnano), ma non la mancata presenza sul mercato o l'alto numero degli infortuni che ne ha minato più volte il cammino, costringendolo a far giocare Natalino, Obi e Alibec più di quanto dovessero.
Moratti si è goduto un'estate da campione d'Europa, con il solo pensiero di vendere Balotelli e acquistare a prezzo di saldo, tenendosi poi in mano il cerino a fine mercato, quando Inler era valutato più di quindici milioni e Kuyt decide di giocare in Europa League. La bacheca finalmente rimpinguata ha agito da calmante, sfamando la voglia di vincere del patron. In più, a seguito dello sfogo di Benitez, Moratti decide che si è oltrepassato il limite: quel valico era già ampiamente superato con le varie frecciatine al tecnico, che si sono susseguite nel corso dei mesi di novembre e dicembre, con fastidi e pruriti vari che il presidente aveva già avuto l'anno passato nei confronti di Mourinho. "Esonero a prescindere dal mondiale? Non scherziamo", aveva sentenziato il patron interista. Le ultime parole famose...
Tutto si può imputare a Benitez: figuracce in Champions come quella a Brema - a qualificazione già avvenuta - o a Londra con il Tottenham, sconfitte in campionato restando in balia per ampi tratti del match (Chievo e Lazio insegnano), ma non la mancata presenza sul mercato o l'alto numero degli infortuni che ne ha minato più volte il cammino, costringendolo a far giocare Natalino, Obi e Alibec più di quanto dovessero.
Moratti si è goduto un'estate da campione d'Europa, con il solo pensiero di vendere Balotelli e acquistare a prezzo di saldo, tenendosi poi in mano il cerino a fine mercato, quando Inler era valutato più di quindici milioni e Kuyt decide di giocare in Europa League. La bacheca finalmente rimpinguata ha agito da calmante, sfamando la voglia di vincere del patron. In più, a seguito dello sfogo di Benitez, Moratti decide che si è oltrepassato il limite: quel valico era già ampiamente superato con le varie frecciatine al tecnico, che si sono susseguite nel corso dei mesi di novembre e dicembre, con fastidi e pruriti vari che il presidente aveva già avuto l'anno passato nei confronti di Mourinho. "Esonero a prescindere dal mondiale? Non scherziamo", aveva sentenziato il patron interista. Le ultime parole famose...


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